Il presidio del defunto in vetrina: la compravendita online che mette a rischio i pazienti
Nell'ottanta per cento dei casi a vendere sono familiari di persone decedute. Le piattaforme tacciono, i rischi sanitari ricadono sui pazienti e sul Servizio Sanitario, mentre la scarsità reale di forniture viene oscurata da un surplus apparente.

Da tempo come FAIS denunciamo, in ogni sede pubblica utile e con comunicazioni formali rivolte direttamente alle piattaforme di e-commerce, un fenomeno che preferiremmo non dover affrontare: la compravendita online di presidi per stomia e incontinenza. Le risposte che riceviamo, quando arrivano, si limitano a un argomento che non possiamo accettare: la responsabilità sarebbe esclusivamente di chi pubblica l'inserzione, mai del marketplace che la ospita. È una posizione comoda, e profondamente sbagliata. I presidi medici dovrebbero rientrare, senza ambiguità, nelle categorie merceologiche di cui le stesse piattaforme vietano la commercializzazione tra privati: armi, sostanze stupefacenti, esplosivi. Non lo sono, e questo silenzio si traduce in un danno concreto.
Il fenomeno è difficilmente quantificabile, ma non per questo intangibile. Più volte abbiamo scelto di verificarlo dall'interno, presentandoci come finti acquirenti e contattando direttamente i venditori. Il risultato è inequivocabile: nell'ottanta per cento dei casi si tratta di familiari di persone decedute che, senza scrupoli e spesso senza nemmeno percepire la gravità del gesto, mettono in vendita le scorte di presidi rimaste in casa dopo il lutto. Ciò che era stato fornito dal Servizio Sanitario per garantire la dignità di una vita diventa, alla fine di quella vita, oggetto di transazione su una bacheca online.
Per chi acquista, i rischi sono enormi e quasi mai compresi. Non si conosce lo stato di conservazione dei prodotti, non si ha alcuna garanzia sulle modalità di stoccaggio, non si verifica con certezza la data di scadenza, non si sa se la confezione sia stata aperta, manipolata, esposta a umidità o a fonti di calore. E quando un presidio si rivela difettoso o inadeguato e provoca una complicanza, un'irritazione cutanea grave, un'infezione peristomale, un'ulcerazione, un'infezione delle vie urinarie, di chi è la responsabilità? Del venditore privato, irrintracciabile o non solvibile? Della piattaforma, che si è già chiamata fuori? Del paziente stesso, che ha cercato di sopperire come poteva?
La domanda resta senza risposta, mentre il costo sanitario e sociale ricade interamente sul Servizio Sanitario Nazionale: una complicanza evitabile si traduce in accessi al pronto soccorso, ricoveri, terapie, giornate di lavoro perse, sofferenza personale e familiare.
C'è poi un effetto che chi non vive il problema raramente coglie, ma che noi vediamo con chiarezza: l'effetto boomerang. La vendita post mortem indiscriminata, per quanto silenziosa, costruisce nell'opinione pubblica, e, ciò che è peggio, nelle stanze in cui si decidono le politiche di fornitura, l'impressione che di presidi ce ne siano in giro fin troppi, più di quanti effettivamente ne servano. È un paradosso amaro, perché nella realtà accade esattamente il contrario. Al numero verde FAIS arrivano con frequenza segnalazioni di persone stomizzate e incontinenti che non riescono a coprire il proprio fabbisogno con la quantità prevista dalla fornitura, costrette a razionare, a riutilizzare ciò che non andrebbe riutilizzato, ad acquistare di tasca propria, talvolta proprio rivolgendosi a quel mercato online che non dovrebbe esistere. La scarsità reale viene così oscurata da un surplus apparente, e chi paga il prezzo di questa distorsione sono sempre gli stessi: i pazienti.
Per questo torniamo a chiedere, con fermezza, che le grandi piattaforme di e-commerce inseriscano i dispositivi medici, e in particolare quelli destinati a stomia e incontinenza, nell'elenco dei prodotti la cui vendita tra privati è esplicitamente vietata. Chiediamo alle istituzioni preposte, dal Ministero della Salute all'AGCM, alle ASL territoriali, di considerare il tema come una questione di sanità pubblica e non come una zona grigia del commercio elettronico. E chiediamo, infine, ai familiari di chi ha vissuto e affrontato una stomia o un'incontinenza: i presidi rimasti non sono un bene da rivendere. Possono essere donati, attraverso canali corretti e tracciabili, alle associazioni del territorio, che sapranno restituirli a un percorso di aiuto vero. È un gesto di rispetto verso chi non c'è più, e di tutela verso chi, di quei presidi, oggi avrebbe disperatamente bisogno.
